Sito ufficiale della società sportiva UNION FELTRE a.s.d.

  • Home
  • Le ultime dal campo

Stamane il Peo è uscito presto di casa. Ha lasciato il suo lato oscuro nel letto, gli ha rimboccato ben bene la coperta, ed è andato a fare quel che c'era da fare. In piena luce e chiarità, cravatta sul vestito buono, ha stretto un grappolo di mani (quella della sua relatrice, dottoressa Cecilia Rossignoli, in primis), s'è accomodato di fronte alla commissione esaminatrice dell'Università di Verona, sede distaccata di Vicenza, ed ha discusso la sua tesi di laurea, atto conclusivo del biennio di Magistrale (alias Specialistica) in Direzione Aziendale che segue la triennale in Economia e Commercio. Voto finale? 110 e lode. Veni, vidi, vici, come disse a suo tempo quel tale.

Leggi tutto

Primi mesi del 2002, cominciava a circolare l'euro, i portamonete in similpelle andavano via come il pane: monetine ramate luccicanti, dorate splendenti, bicolori alternate, una faccia comune l'altra da scoprire. In quegli anni, dal corner-edicola m'affacciavo sulle casse del supermercato giallo e blu, tutto un avantindrè, carrelli, cestini, sporte, donne, anziani, clienti fissi, avventori occasionali. C'era una mamma, che lì capitava sovente, lei e il suo un nugolo di figli, anzi di figlie, prevalentemente. Sorelle d'un'altra figlia, addetta ad una delle casse. Tra loro, un angioletto biondo tutto riccioli (“ma proprio tanti, ne avevo!”), michelangiolesco, sui tre anni, che trotterellava serafico, in pace col mondo, e che illuminava in un amen lo sguardo della sorella cassiera: “Ciao, Francesco!”. Andava là, naturalmente placido, un bacino, e poi via per le corsie, dietro al resto della famiglia. Il piedino sinistro? Allegro, pareva, tanto quanto il destro. Avremmo poi scoperto, col passare di neanche troppi anni, che in quel piedino era nascosta la dinamite...

Leggi tutto

Non ce ne vorrà il San Giorgio Sedico, se accade di nuovo che la nostra sete d'amarcord trovi proprio nella società del presidente Sergio De Cian ristoro e appagamento. Quest'autunno ci piacque far due chiacchiere con Alessandro Ferro, tra i principali artefici del gran campionato sedicense. Adesso approfittiamo della disponibilità del suo vice, Sandro Tormen, altra vecchia conoscenza del calcio bellunese in senso lato, di Feltrese e Ripa La Fenadora nello specifico. Non solo di gusto per l'amarcord, si tratta, in effetti. C'è un'altra ragione, non meno decisiva: la possibilità di ragionare di calcio con chi, per suo modo d'essere, l'abbia vissuto e lo viva, come dire?, intensamente. Con passione, certo, ma insieme con consapevolezza, con la cura di non lasciarsi sfuggir le cose, di mettersele via e trarne significati, di mantenerle vive dentro di sé, in un dialogo continuo con la propria vicenda agonistica, e con tutto il suo corredo di esperienze umane.

Leggi tutto

“Io quel silenzio lo sento ancora adesso. Quegli attimi non hanno smesso di tacere, dentro di me”. Sandro parla del famoso derby col Belluno, marzo 2014, il Ripa stava sotto di un gol.

“Contatto in area, l'arbitro indica il dischetto. Duemila persone intorno, tra cui mia mamma e mia figlia. Vado a calciare io. Lo potevo sbagliare? No che non potevo. Ecco: posiziono la palla, mi allontano per la rincorsa, l'arbitro fischia. Cala un silenzio irreale. Ce l'ho ancora dentro”.

Poi calci, ed il silenzio va a remengo.

“Gol, esultanza sotto la tribuna. Alla fine vinciamo 4-1, segno anche il terzo in apertura di ripresa. Grande partita, tra le più belle in assoluto”.

Leggi tutto

Il papà del Mala non se n'è persa una, mi sa. In casa o in trasferta, visto sempre. Simone gioca poco, ma il papà non abbandona, ed ha quel modo delicato di esternare il proprio dispiacere che ci si parla volentieri, e si riesce inevitabilmente solidali. Capitàno, il babbo il suo supporto non lo fa mancare mai. “Non solo nelle partite! Spesso è presente anche agli allenamenti: sai, io sono qui da quattro anni, nella squadra della mia città, finisce davvero che si creano legami e rapporti quasi familiari. Papà conosce un bel po' di ragazzi, quando lavorava in Svizzera ha fatto il calciatore, ed a discreti livelli... Gli piace seguirci, partecipa alle nostre vicende, che io giochi o, come quest'anno, giochi meno”. Quest'anno giochi meno, in effetti. Quante, da titolare? “Una, col Mestre all'andata. Poi sono sempre subentrato”. Mai mezza parola, comunque, mai neanche un segno d'impazienza. Da buon capitàno, appunto. “Non è neanche quello, sai. E' che per me è sempre venuta prima la squadra. Il bene del gruppo. Naturalmente, vorrei giocare di più: sarebbe preoccupante il contrario, che un calciatore nella mia situazione stesse bene così. Ma ho assoluto rispetto per le decisioni del mister. E certo non smetto di dare tutto quello che ho da dare in ogni allenamento. Ecco, al di là del mio caso specifico, questa è una gran dote della nostra squadra: anche chi fa zero minuti la domenica, durante la settimana sputa l'anima”. Così nessuno dei “titolari” si adagia sugli allori. “Punto uno. Punto due, ancora più importante: se tutti danno il massimo in allenamento, il ritmo non cala mai, l'atteggiamento di tutti sarà sempre quello giusto. Guarda domenica a Mogliano: perchè facciamo una partita di quell'intensità? Per come ci alleniamo. Se metà del gruppo, o comunque una buona fetta, cominciasse a mollare, a farsi gli affari suoi, quelli che poi giocano potrebbero permettersi di allenarsi sotto-ritmo, ed inevitabilmente ne vedremmo in campionato gli effetti negativi”. Anche tu mi dici che questo è un gruppo speciale, insomma. “E non te lo dico per dire. E' la verità. Se dopo sei sconfitte consecutive offri due prestazioni come quelle con Abano e Mestre, significa che hai reagito di gruppo. Ne sei uscito perchè il tuo atteggiamento è stato costruttivo, perchè tutti hanno avuto l'intelligenza di continuare a ragionare di squadra”.

Leggi tutto

Ultima fase dell'allenamento. Una porta, sistemata tra la tribuna ed il corner verso Travagola, viene spostata a forza di braccia fin sulla linea di metacampo. Il terreno di gioco si dimezza, e prendono il via brevi partitelle di un calcio strano: le due squadre tengono quattro elementi appena fuori dal perimetro, ma solo nella rispettiva zona d'attacco. Due sono piazzati tipo i guardalinee, due tipo gli addizionali, nei pressi dei due pali della porta avversaria. Questi quattro funzionano da sponda: se tu li servi, loro la devono rigiocare di prima. Una specie di calcio-biliardo, solo che la sponda a volte te la rimette come un cioccolatino, a volte, avendo pur sempre due piedi, finisce per far ripartire gli altri, o disegna traiettorie tutte sue, da interpretare. L'obiettivo di questa esercitazione è la ricerca dell'intensità, mister Bianchini lo dice chiaro. Il ritmo deve rimanere sostenuto, i ribaltamenti di fronte devono susseguirsi senza pause. Ed i giocatori rispondono ch'è un piacere, l'agonismo lievita, a perdere non ci sta nessuno. Cionondimeno, fioriscono giocate di classe: botte sotto l'incrocio (Malacarne), dribbling in un fazzoletto, un giochetto di Madiotto sulla linea di fondo che ad un certo punto porta su gamba e pallone attaccati ed in cima al movimento, col difensore a mezzo metro, frusta la sfera snodando la caviglia e mette nu babbà a centro area... Cose così, sparse qua e là.

Leggi tutto

Andrea Bellon, da quest'estate all'Union Feltre col ruolo di preparatore atletico e vice di Giuseppe Bianchini, è un'altra delle figure interne al nostro staff che si caratterizzano per disponibilità e competenza. Professionisti, per dirla in sintesi. Con i quali anche una semplice chiacchierata diviene occasione di crescita, di apprendimento. Hanno l'occhio clinico, e sanno di cosa parlano.

Andrea Bellon si divide tra il verdegranata ed il rossonero del Breganze, serie A1 di hockey su pista. Il Breganze è da tre anni tra le prime quattro d'Italia, ed è detentore della Supercoppa nazionale. Il territorio vicentino ha una tradizione importante, in questa disciplina e nell'attuale massima serie, sulle 14 compagini iscritte, 5 hanno sede nel raggio di pochi chilometri: oltre al Breganze, il Bassano, il Valdagno, il Trissino e il Sandrigo. Più derby che altro, Andrea. “In effetti, sono tantini. E' uno sport molto sentito nelle nostre zone. C'è sempre buona affluenza, al palazzetto. Lo scorso anno, nel girone di Eurolega, ospitammo il Barcellona: arrivammo a circa 1200 spettatori, era stracolmo. Ed era gratificante potersela giocare contro avversari di quel livello: andammo in vantaggio, ci rimontarono alla fine...” Come riesci a combinare le due attività? “I pomeriggi sono a Feltre, ed anche la domenica. All'hockey dedico due mattine a settimana più il sabato sera della partita casalinga. Di hockey mi occupo da un paio d'anni, di serie D da tre, due stagioni al Giorgione, e questa qua”. Mercoledì ad Arzignano c'era Antonio Paganin, in tribuna: segue ancora il suo vecchio preparatore... “Ci conosciamo da un sacco di tempo, ancora da Bassano. Siamo rimasti in buoni rapporti proprio a livello umano. Peccato per la retrocessione della stagione scorsa, ma vabbe', succede”.

Leggi tutto

 

matteo bedin unionfeltreMatteo, io la sto proprio sentendo 'sta partita... Non ti dico ai livelli del derby, ma la Triestina, lo stadio bello pieno, la classifica... E voi? “Il giusto. E' chiaro che questa è una partita DI CALCIO, la cornice, la squadra che hai di fronte... Ma se noi giocatori la carichiamo troppo, e troppo presto, facciamo un errore”. Nel senso? “Che non devi andare fuori dalle righe, sennò ottieni l'effetto contrario. Vai in campo condizionato, hai assorbito troppo le attese, hai perso lucidità, e non fai la partita che devi fare. Prendi il derby dell'andata: lì siamo stati bravi, siamo rimasti con la testa fredda. Certe vittorie nascono prima di scendere in campo. Facciamo che fino a sabato la prepariamo come le altre. Poi, da sabato, qualcosa di diverso magari lo sentiremo...”

Leggi tutto

Ma senatore di che?, potrebbe dire qualcuno. HalildettoLillo Gjoshi non ha ancora compiuto i 22 anni! Usti, sai che è vero?! H.G. nacque il due di febbraio dell'annus domini 1995... Dunque, 2005, 2015... Vènti, più uno, 2016... Mh, 21, c'è poco da rifar i conti. A 21 puoi a malapena votare, per il senato. Epperò...

E però Lillo fa parte dell'Union dal gennaio 2014. Fresco il brindisi ai tre anni di onorato servizio. Tre anni, nel calcio di oggi e dentro le specifiche vicissitudini della nostra società, rischiano di valerne il triplo. Con i due capitani Malacarne e Salvadori, Gjoshi rappresenta una cospicua porzione della memoria storica verdegranata.

Leggi tutto

Nicola l'abbiamo visto al caldo. Quello delle amichevoli pre-campionato di Rasai, quello (“inchedibbile, ah!”, direbbe Alex Drastico) del primo turno di Coppa a Levico. L'immagine di Nicola è un'immagine prettamente estivo-balneare, per noi che seguiamo l'Union Feltre. Gli è rimasta la tintarella, nel nostro archivio mentale. Perchè poi è arrivato l'infortunio al ginocchio, e poi la riabilitazione, e poi di fatto la pausa natalizia. I dieci minuti di passerella nel finale col Careni (4 dicembre) sono serviti semplicemente per fargli riassaporare il clima della partita, e per dargli il nostro “bentornato”.

Come va il ginocchio, adesso? Risponde a pieno? Anche tu un problema al collaterale, giusto? “Sì, molto simile all'infortunio di Bedin, forse appena più lieve. Simili anche i tempi di recupero, tutto sommato, pur considerando che io ho fatto una riabilitazione diversa, meno specifica. Da un mese in qua il ginocchio risponde bene. Solo qualche piccolo fastidio, ma è normale, finchè la cicatrice non si riassorbe completamente. Sono pronto”.

Leggi tutto